Prato: Dopo il maltempo, torna attuale la storia del Bisenzio (se ne occupò anche Galileo)

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Fitto e interssante è il dibattito sul Bisenzio che, fra il Cinque e Seicento, fe­ce discutere, con varie ipotesi di solu­zione, gli ingegneri granducali.

• Verso il Cinquecento si ha uno spo­polamento della montagna e quindi un abbandono delle opere agricole, sicché las pianura e il Bisenzio ne risentono. Allora Girolamo di Pace da Prato, in­gegnere pratese, scrive, alla metà del Cinquecento, un famoso “Memoriale sui fiumi”. Vi descrive la minaccia che il fiume torrentizio porta agli argini e alle strade e raccomanda una serie di lavori al Granduca Cosimo I fra cui l’i­dea di un canale da Firenze a Pistoia. Non se ne fece di nulla preferendo al­tre soluzioni.

•   Fra i tanti, ad un progetto dell’in-gegner David Fortini, nel 1586, si op­pone anche il grande Buontalenti. Agli inizi del Seicento, ne discutono gli idraulici Bartolotti e Fan toni.

• Nel 1629 il Granduca incarica Ga­lileo Galilei e l’architetto pratese Giu­lio Parigi di un progetto generale di si­stemazione del Bisenzio. Si pensava di

“raddrizzare” il fiume. Galileo si oppo­se proponendo, invece, con minor spe­sa e maggior risultato, di ripulire il let­to del fiume, allargarlo, alzare gli argi­ni dove traboccava e, solo per pochi trat­ti, rettificarne la tortuosità. Il Grandu­ca approvò il progetto galileiano che fu realizzato attorno al 1633 con buoni ri­sultati.

• Resta il fatto che la miglior soluzio­ne per i rapporti fra il Bisenzio, la cam­pagna e la città di Prato risultò quella straordinaria e solida pescaia denomi­nata il “cavalciotto”, a circa tre chilo­metri dalla città, che per secoli misura e assicura una costante diversione per le acque, distribuendole razionalmente, con il sistema delle gore, sia per gli usi industriuali di Prato che per irrorare la fertile campagna che per dar energia a mulini e gualchiere.

• Ai primi dell’Ottocento — ci ricorda Giovanni Ciardo — “le acque del Bisen­zio mantengono in movimento 48 mu­lini, 7 gualchiere, 14 lanifici, 4 ramie-re, 3 cartaie, una ferriera e due frantoi.

Delle alluvioni provocate dal Bi­senzio ecco le più rovinose.
Minuta­mente raccontata dal cronista Laz­zaro Del Sega l’alluvione del 15 set­tembre 1575 ne “II libro dei ricordi”. Disastrosa fu l’alluvione del 1807.
Terribile quella del 31 ottobre 1848: il Bisenzio tracima dal Ponte al Mercatale.
Il 21 nov. 1926 l’argine del Bisenzio si spezza sotto l’urto della pie­na alla Madonna della Tosse. Colpite la città e Tavola, Caldana; lalo, Tizzana, Sant’Ange­lo a Lecore, Mezzana e Calenzano

Prato: Dopo il maltempo, torna attuale la storia del Bisenzio (se ne occupò anche Galileo)ultima modifica: 2009-02-07T10:37:00+00:00da minobezzi
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